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Malvaldi, il 'giallo' italiano che piace

Rubriche - LIBRI

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malvaldi

Anche il nuovo libro di Marco Malvaldi "La carta più alta" è subito balzato in testa alle classifiche dei più venduti. L'autore (nella foto) sarà a Frosinone il 1° febbraio, alle 18.30, per incontrare i lettori presso la libreria Ubik di via Aldo Moro.

 

di Igor Traboni

Quello di Marco Malvaldi è il nome 'giovane' del giallo italiano: dal 2007 ad oggi ha sfornato, sempre per Sellerio, "La briscola in cinque", "Il gioco delle tre carte" e "Il re dei giochi", inframezzato da "Odore di chiuso", giallo a sfondo storico-grastronomico. Ora invece Malvaldi torna alla serialità della prima trilogia, con "La carta più alta" (198 pagine, euro 13) e con i personaggi di sempre: Massimo il barista e quattro vecchietti che più rompi di loro non ce ne sono, appollaiati per gran parte del giorno al biliardo o al tavolino all'aperto di quel bar, a farsi gli affari degli altri, morti compresi. Anzi, la specialità della casa è quella delle morti sospette, dell'intrigo da scovare anche dove apparentemente non c'è. Come in quest'ultimo libro, molto più avvincente dei precedenti: qui c'è un piccolo imprenditore il cui trapasso è tanto veloce quanto normale, con un cancro che lo divora. Ma c'è anche la sua Villa del Chiostro che in maniera altrettanto repentina diviene una beauty farm di successo e dove Aldo, uno dei quattro vecchietti pre-ospizio, ha intenzione di aprire un ristorante dopo che il suo è andato distrutto in un incendio. Ma se l'altro anziano Pilade, che lavora in Comune, si impiccia delle carte della compravendita e s'accorge che non stanno a posto, allora anche Ampelio e Gino si sentono in diritto di indagare e far diventare quella morte di malattia un omicidio.

Ma il carico da quaranta ce lo mette sempre Massimo, il 'barrista', come si dice dalle parti di Pineta, l'immaginaria località tra Pisa e Livorno dove sono ambientati i libri del pisano Malvaldi. Sarà Massimo, sempre con l'aiuto degli arzilli che certo non possono stare più di un anno senza un morto ammazzato, a risolvere il caso, complice una banale caduta e un ricovero nello stesso ospedale dove era morto l'imprenditore. Qui 'il barrista' conosce un ortopedico che lo aiuterà non poco a risolvere il caso, che in effetti abbisogna di conoscenze mediche e soprattutto chimiche (e Malvaldi nella vita di tutti i giorni fa proprio il chimico e l'altro giorno sul Corsera ha ben motivato le tante affinità tra questo mestiere e quello di scrittore).

In un susseguirsi di colpi di scena e personaggi che entrano ed escono dalla scena, ad iniziare dalla banconista Tiziana di cui Massimo è perdutamente innamorato e dal tracagnotto commissario Fusco, il giallo verrà risolto con una intuizione biblica (Massimo è un gran lettore e nei lunghi giorni del ricovero divora classici ma anche il Deuteronomio) e l'assassino trovato, ma su questo naturalmente non diremo una parola in più per non togliere il gusto della lettura e il piacere di cimentarsi nel gioco del "io l'avevo detto che era stato lui".

Tornando invece al valore letterario di quest'ultimo volume, c'è da dire che l'autore raggiunge una maturità che negli altri gialli si intravedeva comunque con nettezza. Il successo (ottenuto soprattutto grazie al tam tam tra i lettori) non ha insomma dato alla testa a questo 38enne toscano. I personaggi sono tutti cesellati in maniera finamente artigianale: non solo il barista e i quattro vecchietti, ma anche – per dire – il compagno di stanza all'ospedale che russa come un esercito di agricoltori alle prese con centinaia di trattori tutti assieme, o l'inquilina del piano di sopra della villetta dove abita, che frigge e sparge olezzo da mattina a sera e allora non c'è niente di meglio che mandarle su attraverso lo scarico un cartoccio di alici che si decompongono, non lasciano tracce  e tanto meno intasano lo scarico (ah, la chimica, a saperne...), ma invadono l'ambiente di un tanfo tale da dover far ricorso ad un esorcista. Nel libro di Malvaldi, e questa è un'altra particolarità non da poco, si sorride e si ride di gusto, non solo per quello che combinano i quattro vecchietti un po' alla amici miei, ma anche e soprattutto per i giudizi che Massimo dà di loro. Il mix però è perfetto e 'il barrista', anche se ad ogni pagina ripete di non sopportare più nonno Ampelio e gli altri tre, non potrebbe proprio farne a meno, tanto che affida loro il locale nei lunghi giorni del ricovero, per ritrovarlo con gli affari moltiplicati grazie ad un torneo di briscola organizzato dai vegliardi e che raccoglie centinaia di adesioni. Roba che a Pineta puoi farlo, mica in una metropoli. E qui siamo all'altro aspetto assai interessante dei libri di Malvaldi ed in particolare di quest'ultimo: uno spaccato della provincia italiana, con tutti i suoi difetti (il pettegolezzo impera) ma anche le virtù (rapporti umani più autentici). Una 'provincialità' che l'autore lascia scorrere, senza pesantezze. E così anche il dialetto toscano che pure infarcisce la parlata dei vecchietti è assai meno fastidioso del siculo di un Camilleri. Anche perché qui, e chi vuole pensi pure al reato di lesa maestà, siamo su un piano diverso.


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